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17 Ottobre 2025Indebito pensionistico e eredi: cosa prevede la legge e quali sono i diritti.
Il caso: richiesta INPS di restituzione dell’indebito pensionistico agli eredi:
Due fratelli ricevono dall’INPS un’intimazione a restituire 20.000 euro, somme che l’Istituto contesta come percepite indebitamente dal loro defunto padre. Dopo il decesso, l’INPS ricalcola gli importi dovuti e chiede la restituzione ai figli, in quanto eredi.
Situazioni come questa, purtroppo frequenti, sollevano dubbi importanti sui diritti e doveri degli eredi di fronte a richieste economiche per somme che il pensionato avrebbe percepito senza titolo.
Il principio: quando l’indebito pensionistico non si trasmette agli eredi
La legge italiana stabilisce un principio chiaro: l’indebito pensionistico non si trasmette automaticamente agli eredi, a meno che non sia dimostrato il dolo, cioè la volontà del pensionato di ingannare l’INPS.
Questo significa che, in assenza di prove di un comportamento fraudolento, gli eredi non devono restituire le somme.
Il Codice Civile prevede che chi riceve un pagamento non dovuto debba restituirlo, ma la normativa previdenziale deroga a questo principio, per tutelare i percettori in buona fede e salvaguardare la solidarietà sociale.
La tutela per gli eredi: cosa dice la legge e la giurisprudenza
Una delle principali deroghe riguarda proprio la posizione degli eredi del pensionato.
La normativa di settore, con l’art. 38 commi 7-10 della Legge n. 448/2001, stabilisce che il recupero dell’indebito pensionistico si estende agli eredi solo se si accerta il dolo del pensionato.
La giurisprudenza ha ribadito che l’INPS deve dimostrare il dolo del pensionato defunto per poter chiedere la restituzione. Non basta provare che la somma non fosse dovuta: serve una prova specifica di condotta fraudolenta.
Questa tutela rafforza la posizione degli eredi, che non possono essere ritenuti responsabili per comportamenti a loro estranei. Il legislatore ha voluto evitare che le famiglie si trovino improvvisamente gravate da richieste imprevedibili e onerose.
Cosa si intende per dolo nel contesto dell’indebito pensionistico
Nel diritto previdenziale, il dolo non si limita a un’azione fraudolenta, come l’uso di documenti falsi.
La Corte di Cassazione equipara al dolo anche il cosiddetto dolo omissivo, cioè la mancata comunicazione di fatti che incidono sul diritto o sull’importo della pensione e che il pensionato aveva l’obbligo di segnalare all’INPS.
Il contrasto giurisprudenziale: come interpretano i tribunali
Alcuni orientamenti giurisprudenziali più datati limitano l’intrasmissibilità agli indebiti anteriori al 1996 o 2000.
Tuttavia, la posizione prevalente — sostenuta dalla maggior parte dei tribunali e dalla Corte di Cassazione — estende il principio dell’intrasmissibilità anche agli indebiti successivi al 2001, in linea con quanto stabilito dalla Legge n. 448/2001.
Conclusioni: tutela, solidarietà e responsabilità dell’INPS
La disciplina sull’indebito pensionistico e gli eredi si fonda su un principio di equità e solidarietà.
L’INPS può recuperare le somme solo se dimostra con chiarezza il dolo del pensionato. In assenza di tale prova, gli eredi non hanno alcun obbligo di restituzione.
Chi riceve una comunicazione dall’INPS per indebiti pensionistici può quindi far valere i propri diritti, chiedendo l’assistenza di un avvocato esperto in materia previdenziale.
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Lo Studio Legale Ricci & Partners offre consulenza specializzata per chi riceve richieste di recupero dall’INPS e vuole comprendere i propri diritti come erede.
(A cura dell’Avvocato Monica Ricci)



